Il 14 maggio 2025, dopo oltre tre anni di negoziati, gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno approvato una bozza di accordo per prevenire e affrontare in maniera sinergica le future pandemie a livello globale (1). L’accordo, che è stato commentato dalle più prestigiose riviste scientifiche (2,3), si pone, tra gli altri, l’obiettivo di rafforzare la risposta alle pandemie attraverso la produzione e distribuzione dei vaccini.
Vista la rilevanza dell’accordo, ci sembra interessante esporre alcune considerazioni relative allo sviluppo dei vaccini, nella consapevolezza che i vaccini costituiscono uno degli strumenti più potenti ed efficaci per la prevenzione e la riduzione dell’incidenza delle malattie infettive. Innanzitutto è opinione di chi scrive che l’azione sinergica degli stati membri dell’OMS non dovrebbe limitarsi allo sviluppo e distribuzione di nuovi vaccini contro patogeni emergenti, potenziali fonti di pandemie. L’appello all’azione sinergica dovrebbe piuttosto estendersi a tutte le malattie infettive per le quali i vaccini sono in fase di stallo o risultano insufficientemente finanziati, anche quando si tratta di patologie molto importanti dal punto di vista clinico e/o che colpiscono in modo significativo le popolazioni che vivono in condizioni di grave disagio socioeconomico. Alcuni esempi:
Un’altra riflessione riguarda il fatto che, dopo la pandemia, molti dei lavori sullo sviluppo dei vaccini utilizzano la tecnologia a mRNA. La straordinaria rapidità con cui sono stati ottenuti i vaccini a mRNA anti-COVID-19 che ha permesso, di fatto, l’avvio della sperimentazione clinica dopo poche settimane dalla loro preparazione, non deve far credere che l’approccio sperimentale/tecnologico utilizzato nel corso della pandemia sia immediatamente estrapolabile a tutte le malattie infettive. In sostanza, non è affatto scontato che la tecnologia a mRNA, sebbene dimostratasi potente ed efficace nella prevenzione della COVID-19 severa, sia utilizzabile per tutti gli agenti patogeni. È degli ultimi mesi del 2024 la notizia che l’azienda Moderna ha sospeso il trial di fase 1 con mRNA-1365-P101 del virus respiratorio sinciziale (RSV) dopo aver identificato un potenziale caso di VAERD da RSV (vaccine associated enhanced respiratory disease) in neonati da 5 a meno di 8 mesi di età in relazione alla somministrazione del vaccino sperimentale a mRNA (8). L’azienda, che è molto nota nel campo dei vaccini a mRNA in quanto ha commercializzato, sin dalle prime fase della pandemia, un vaccino molto efficace contro l’infezione da SARS-CoV-2, ha definito il caso potenzialmente significativo in termini di rischio-beneficio. È di marzo 2025 la notizia che la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha imposto una sospensione dello studio clinico di Fase I/IIa (NCT06069544), volto a valutare la sicurezza, la tollerabilità, l’immunogenicità e l’efficacia di un vaccino sperimentale a base di RNA (BNT165e) per la prevenzione della malaria da Plasmodium falciparum in adulti sani mai esposti alla malattia (9). L’azienda coinvolta, BioNTech, è molto nota nel campo dell’mRNA in quanto ha co-sviluppato nelle prime fasi della pandemia un vaccino contro l’infezione da SARS-CoV-2 insieme a Pfizer.
E ancora: il 25 giugno 2025, dopo una cauta segnalazione di rischio nel 2021, la FDA ha obbligato le aziende produttrici di vaccini a mRNA contro il COVID-19, ad aggiornare le indicazioni sul profilo di rischio di miocardite nei documenti ufficiali dei vaccini a mRNA, ampliando la fascia d’età considerata e specificando una frequenza più elevata nella popolazione giovane (10). Appare dunque naturale raccomandare la lettura dell’editoriale pubblicato su Science (11), dal titolo provocatorio Ten times faster is not 10 times better. Esso, pur non essendo specificamente dedicato al tema dei vaccini, offre spunti di riflessione estremamente pertinenti, soprattutto in relazione al rapporto tra velocità di sviluppo e qualità scientifica nei processi di innovazione biomedica.
Nel loro contributo, gli autori mettono in guardia contro l’enfasi crescente sulla rapidità della ricerca scientifica, evidenziando come l’approccio tecnologico, se orientato esclusivamente alla velocizzazione dei processi, possa compromettere la qualità dal punto di vista scientifico. Si ritiene che questo richiamo sia particolarmente rilevante per lo sviluppo dei vaccini, dove la pressione per ottenere risultati rapidi dovrebbe essere bilanciata da una riflessione rigorosa e critica per ogni fase del processo, dalla concettualizzazione alla realizzazione. Ne deriva un’ultima, a mio avviso, importante considerazione.
Lo sviluppo dei vaccini contro le malattie infettive rappresenta un processo complesso, articolato e fondato su una profonda comprensione degli agenti patogeni, che include le caratteristiche microbiologiche dei patogeni (inclusa la loro struttura, funzione e i fattori di virulenza/patogenicità), la risposta immune dell’organismo, il decorso dell’infezione e della malattia.
Lo studio e lo sviluppo dei vaccini devono necessariamente prevedere il coinvolgimento strutturato e imprescindibile di professionisti dotati di competenze specialistiche. Riteniamo che, sebbene l’evoluzione tecnologica offra straordinarie potenzialità, lo sviluppo di vaccini efficaci e sicuri non possa prescindere dal contributo fondamentale delle conoscenze nei campi della microbiologia, dell’immunologia e delle malattie infettive. Le competenze dei suddetti professioni risultano pertanto fondamentali per garantire una reale traduzione clinica delle innovazioni tecnologiche e affrontare con rigore scientifico le complesse sfide presenti e future nell’ambito della vaccinazione contro le malattie infettive.
A giudizio di chi scrive, tale necessità non risulta sempre adeguatamente riconosciuta né valorizzata in modo sistematico da enti regolatori, autorità sanitarie e decisori politici, i quali sono spesso spinti, non solo dalla volontà di rispondere a problemi di salute pubblica, ma anche dalla ricerca del consenso e da dinamiche legate alla comunicazione sociale.