L’importanza degli anticorpi (Abs) nella protezione contro le malattie infettive è stata documentata per la prima volta nei primi anni del secolo scorso. Gli anticorpi che neutralizzano HIV-1 (NtAbs) si legano all’envelope del virus ed in particolare alle glicoproteine gp120 e gp41.
E’ stato dimostrato che gli NtAbs possono neutralizzare moltissimi ceppi virali e, quindi, rappresentano strumenti molto attraenti per la generazione di vaccini e terapie immunologiche, sebbene nella storia naturale dell’infezione da HIV gli NtAbs siano difficili da elicitare e raggiungano un livello massimo del 50% nei soggetti HIV+ solo dopo circa due anni dall’infezione (1). Inoltre la straordinaria plasticità dell’envelope di HIV permette una diversità antigenica davvero eccezionale, permettendo quindi al virus di sfuggire al controllo degli Abs.
Gli Abs sono prodotti e secreti dai linfociti B per eliminare antigeni non-self in modo diretto o indiretto. Gli Abs possono agire come agenti antivirali attraverso una combinazione di differenti meccanismi tra cui:
Il sistema immune dei mammiferi produce diversi tipi di classi anticorpali, al fine di proteggere l’ospite da agenti esterni. Le differenti classi di Abs hanno un ruolo ben definito e spesso gli Abs che giocano un ruolo protettivo contro agenti microbici sono di tipo IgG, IgA monomeriche e dimeriche (queste ultime si trovano nelle mucose) e IgM, che generalmente fanno parte della risposta anticorpale primaria, e quindi sono le prime ad essere prodotte. Si è dimostrato che le IgM e le IgA possono neutralizzare molto meglio delle IgG, che invece sono quelle più comunemente usate nei vari schemi terapeutici (3, 4). Questa miglior attività delle IgM e IgA dimeriche rispetto alle IgG può attribuirsi ad una migliore affinità per il proprio antigene ed, inoltre, entrambe hanno più siti di riconoscimento antigenico rispetto alle IgG (le IgM sono pentameri e le IgA mucosali sono dimeri).
In alcuni casi si è visto che Abs protettivi possono riconoscere proteine cellulari coinvolte nell’entry di HIV, come i CD4 e il CCR5 ed in altri casi potenti NtAbs diretti contro la gp41 (quali 2F5 e 4E10) riconoscono il repertorio self dell’ospite. Il controllo della tolleranza delle cellule B è in genere necessario per prevenire la generazione di Abs anti self o di malattie autoimmuni. Tuttavia, la tolleranza può presentare spazi vuoti nell’ambito del repertorio anticorpale e questi spazi possono essere utilizzati da patogeni, i cui antigeni possono avere una somiglianza molecolare con alcune proteine dell’ospite.
Da studi biochimici e strutturali si è dimostrato che HIV come patogeno si traveste ed alcune proteine virali vengono camuffate come se fossero proteine dell’ospite. Di conseguenza, le strategie vaccinali tradizionali possono fallire nell’elicitare alcuni specifici tipi di anticorpi (5, 6).
È interessante notare che in alcune malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla o il lupus eritematoso sistemico, ci sia una correlazione inversa tra infezione da HIV e insorgenza di patologia autoimmune ed è stato dimostrato che anticorpi anti HISTONE-2a sono protettivi contro l’infezione da HIV nel modello murino (7).
Gli NtAbs sono stati isolati negli ultimi anni. Un primo pannello di NtAbs identificati comprendeva 2F5, 2G12 e 4E10 che sono stati poi utilizzati come immunoterapia passiva (8).
Nell’ultimo decennio, utilizzando gli NtAbs, si è giunti all’identificazione di un ristretto numero di epitopi virali che sono vulnerabili alla neutralizzazione (9). La nuova generazione di NtAbs ne comprende 10 che sono attualmente impiegati nei trial clinici (Tabella 1). In particolare negli ultimi due anni gli anticorpi VRC01, 3BNC117 (entrambi riconoscono il sito di legame al recettore CD4) e 10-1074 (si lega ai glicani della regione V3 sulla gp120) hanno mostrato un effettivo beneficio terapeutico in pazienti HIV+ (10-12).
L’importanza degli anticorpi nella medicina è cresciuta moltissimo dal 1975, anno in cui Kohler e Milstein hanno prodotto per la prima volta anticorpi monoclonali ricombinanti (13). Nonostante la potenza di alcuni NtAbs, nessun singolo NtAb ha protetto contro le diverse varianti virali presenti nei soggetti HIV+. Perciò molto recentemente Xu e colleghi hanno generato un anticorpo ibrido trispecifico che riconosce quindi tre differenti regioni sull’envelope (Figura 1). Questo NtAb si è dimostrato molto promettente nel modello dei primati, in quanto ha protetto tutti gli animali infettati con HIV, invece solo il 25-30% degli animali trattati con i singoli anticorpi o con anticorpi bispecifici sono risultati protetti (14). Visto l’ampio spettro di epitopi e di virus riconosciuti da questo nuovo tipo di NtAbs, questi potrebbero rappresentare una nuova frontiera sia per la prevenzione (bloccando il virus a livello mucosale), sia nella terapia ed, infine, anche nella cura. In effetti si è visto che le specie virali presenti in pazienti trattati con 3BNC117 dopo interruzione della terapia antiretrovirale non sono quelle tipiche presenti nei reservoir ma rappresentano dei virus ricombinanti (15).
Bibliografia