Negli ultimi decenni, l’encefalite da zecche (TBE), conosciuta anche come Meningoencefalite primaverile-estiva (FSME), è emersa come una minaccia crescente in Europa, spinta da cambiamenti climatici, urbanizzazione, aumento della fauna selvatica e dell’interazione uomo-natura. La patologia è causata dal virus TBEV, appartenente alla famiglia Flaviviridae: il virus è trasmesso principalmente da zecche del genere Ixodes, soprattutto Ixodes ricinus in Europa. La TBE si manifesta solitamente in due fasi: una prima con sintomi simil-influenzali, seguita da una seconda fase con disturbi neurologici (atassia, paralisi, encefalite) che può esitare nel decesso della persona. Le infezioni mostrano una caratteristica stagionalità con un picco che si colloca tra giugno e novembre e una maggiore incidenza tra gli uomini adulti (fascia 45-64 anni) (1). A livello preventivo, oltre alla cura dell’ambiente e alle precauzioni comportamentali è disponibile una vaccinazione efficace raccomandata per chi vive, lavora o trascorre del tempo in aree a rischio (2).
Secondo l’European Centre for Disease Control (Ecdc), nel 2022 sono stati notificati 3.650 casi di TBE in 20 paesi dell’UE/SEE, con un tasso medio di 0.81 casi ogni 100.000 abitanti.
Le mappe aggiornate nel 2023 mostrano un’espansione progressiva verso ovest, coinvolgendo nuove aree non storicamente endemiche (1) (Figura 1).

In alcuni Stati, nel 2024, si è registrato il record di casi di TBE dell’ultimo decennio: è questo il caso della Svizzera, confinante con la Lombardia, nella quale sono stati confermati 434 casi della patologia (3).
Fino al 2022, la Lombardia era considerata un’area priva di circolazione attiva del virus, ma a rischio in quanto le Regioni e gli Stati confinati mostravano già da anni una circolazione autoctona di TBEV. Tuttavia, tra novembre 2022 e maggio 2023, due eventi sentinella hanno cambiato il quadro:
Questi casi sono stati preceduti da dati sierologici crescenti negli ungulati selvatici: tra il 2020 e il 2023, 47 campioni positivi su 1.954 prelevati (camosci, caprioli, cervi), confermando una circolazione virale silente ma attiva (4).
Di fronte a queste evidenze, Regione Lombardia ha approvato, nel maggio 2024, un Piano Regionale di Monitoraggio e Controllo delle Malattie Trasmesse dalle Zecche, basato su un approccio One Health, che considera l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale (5).
Il piano lombardo si fonda su quattro assi strategici. Il primo è la sorveglianza, che si articola su tre livelli: umano, veterinario e ambientale.
Da un lato, i medici sono chiamati a prestare attenzione a tutte le forme di meningoencefalite virale non riconducibili ad agenti noti, soprattutto se il paziente riferisce attività in zone boschive o la rimozione di zecche. La diagnosi può essere supportata da test sierologici (IgM, IgG) e, nei casi acuti, dalla ricerca del virus su sangue o liquor.
Dall’altro lato, i veterinari territoriali – in collaborazione con l’IZSLER – proseguono il monitoraggio degli ungulati selvatici, integrando anche eventuali segnalazioni di mortalità o sintomatologia neurologica negli animali.
A questa attività, si aggiunge un’importante novità: la raccolta sistematica delle zecche rimosse da persone o animali: le ASST, i SISP e gli ambulatori veterinari fungono da punti di raccolta, e i campioni vengono poi analizzati per la specie e la presenza del virus TBE.
Quando una zecca risulta positiva, il laboratorio avvia anche un sequenziamento genico per classificare il ceppo virale. I risultati vengono poi restituiti ai pazienti e ai professionisti coinvolti, favorendo un circuito informativo trasparente e rapido (Figura 2).
Il secondo punto cardine del piano è rappresentato dalla diagnosi e dalla risposta tempestiva. Ogni caso sospetto o confermato innesca un’indagine epidemiologica mirata da parte dei SISP, finalizzata alla mappatura dell’area di rischio e all’attivazione di sorveglianza rafforzata negli ambienti coinvolti. È emblematico, ad esempio, quanto avvenuto in un’area montana dove, a seguito della diagnosi in un cane risultato positivo agli anticorpi TBE, sono state individuate zecche infette a breve distanza, confermando la presenza del ciclo di trasmissione locale.
Il terzo punto d’azione è la prevenzione: in questo ambito, la Regione ha avviato una campagna informativa rivolta sia alla popolazione generale sia agli operatori sanitari. L’obiettivo è duplice: sensibilizzare i cittadini sui comportamenti protettivi (abbigliamento, uso di repellenti, rimozione tempestiva delle zecche) e promuovere la vaccinazione nei soggetti a rischio. Quest’ultima è fortemente raccomandata – e in alcune aree sostenuta con risorse regionali – per escursionisti abituali, cacciatori, operatori forestali, residenti in aree endemiche. I medici di base e i pediatri di libera scelta sono coinvolti nella somministrazione e nella promozione vaccinale, con il supporto di linee guida regionali dettagliate.
Infine, il piano prevede una struttura di coordinamento permanente. Le ATS, l’Osservatorio Epidemiologico Veterinario (OEVR) e l’IZSLER lavorano in sinergia con Comuni, Prefetture e enti gestori di parchi per aggiornare periodicamente le mappe di rischio, che vengono condivise con i servizi sanitari e i cittadini. Questo approccio dinamico consente di adattare le strategie di intervento alle specificità territoriali e all’evoluzione stagionale dell’epidemia.
È previsto un rapporto annuale regionale a cura dell’Osservatorio Epidemiologico Veterinario (OEVR), con mappe di rischio aggiornate.
Regione Lombardia, viste le prime evidenze di circolazione autoctona di TBEV sul proprio territorio, tramite la Deliberazione della Giunta Regionale n° XII / 3030 del 16/09/2024 Aggiornamento del Piano Regionale Prevenzione Vaccinale 2024-2025 ha inoltre previsto l’offerta gratuita del vaccino contro la TBE per la prevenzione della meningoencefalite da zecche per i minori a rischio: quali ad esempio gruppi scout (6).
In generale, l’esperienza della Lombardia mostra come sia possibile reagire in modo tempestivo e coordinato a un’emergenza zoonotica in espansione. Il caso del camoscio infetto suggerisce un potenziale ruolo dei ruminanti selvatici come serbatoi del virus, possibilità finora poco considerata. La presenza di zecche infette con sequenze virali identiche tra maschi e femmine lascia ipotizzare un ciclo completo di trasmissione (transtadiale, venerea, cofeeding). In un contesto europeo in rapida evoluzione, la Lombardia sta tracciando un percorso virtuoso, fondato su sorveglianza scientifica, governance intersettoriale e prevenzione sul territorio. Una strategia che può costituire un modello replicabile anche per altre regioni italiane e aree alpine.