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N.1 - 2026
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a cura del Comitato di Redazione

La selezione di articoli della letteratura scientifica per un aggiornamento sulle tematiche di interesse infettivologico

Infusione sottocutanea di antibiotici, una revisione multidisciplinare.
When and How to Use Subcutaneous Antibiotics. Di Bella S, et al. Clin Infect Dis. 2026. doi: 10.1093/cid/ciaf691.

La popolazione di pazienti con infezione che richieda terapia antibiotica protratta è sempre più rappresentata da soggetti gravemente compromessi che non presentano accessi intravascolari né sono in grado di assumere terapia orale. Sulla base di una accurata revisione della letteratura, un gruppo autorevole di clinici infettivologi e farmacologi ha potuto affermare che, sebbene ancora considerata off label, l’infusione sottocutanea di agenti antimicrobici è possibile ed efficiente per agenti ad azione tempo dipendente (es. betalattamine, carbapenem e teicoplanina). Viceversa, per agenti ad azione concentrazione dipendente, fatta eccezione per daptomicina, le evidenze non sono adeguatamente favorevoli in tal senso.


Endocardite da Candida: i risultati di uno studio di coorte su scala nazionale.
Antifungal therapy in Candida infective endocarditis: a comparison of echinocandins and other treatment regimens in a nation-wide cohort study. Kurland S, et al. Clin Infect Dis. 2025. doi: 10.1093/cid/ciaf312.

Il ruolo delle echinocandine nel trattamento della endocardite da Candida è suggerito nelle linee guida, ma i dati sulle evidenze della efficacia sono ancora scarsi. Uno studio retrospettivo svedese di quasi tre decadi su una casistica mista di 58 infezioni su valvola nativa destra e sinistra e su protesi (con esclusione delle forme sostenute da Candida parapsilosis intrinsecamente poco sensibile alle echinocandine) sembra indicare una efficacia equivalente a quella di regimi basati su formulazioni di amfotericina B quando usati nei 30 giorni iniziali di trattamento (cosidetto backbone treatment) prima della soppressione cronica con azoli. Nel sottogruppo di infezioni trattate con amfotericina B è stata importante l’osservazione che le infezioni causate da C. parapsilosis (54%) hanno risposto meno bene rispetto a quelle da Candida non parapsilosis (12%).


In discussione il ruolo della biopsia epatica per la diagnosi di epatite autoimmune.
The role of liver biopsy in diagnosing patients with autoimmune hepatitis - it can be acceptable to skip! Björnsson ES, Hirschfield GM. J Hepatol. 2025. doi: 10.1016/j.jhep.2025.06.017.

L’EASL raccomanda di eseguire sempre una biopsia epatica per confermare la diagnosi di epatite autoimmune (AIH) (J Hepatol. 2025;83:453-501). Tuttavia, questa regola viene ora contestata (con sollievo dei pazienti) dall’evidenza presentata da Björnsson and Hirschfield; in quadri clinici compatibili, la sieropositività per l’anticorpo anti-nucleo e/o anti-muscolo liscio associata all’ipergammaglobulinemia, presente nel 97% dei loro casi, è stata sufficiente alla diagnosi di AIH, cui la biopsia epatica ha aggiunto poco o nulla; la biopsia può quindi essere omessa.


Trasmissione verticale di HIV: ART immediata per il controllo del virus a lungo termine senza terapia.
ART-free HIV-1 remission in children with in-utero HIV-1 after very early ART (IMPAACT P1115): a multicentre, open-label, phase 1/2 proof-of-concept study. Persaud D, et al. for the IMPAACT P1115 Study Tea. Lancet HIV 2025. doi: 10.1016/S2352-3018(25)00189-4.

Sei neonati (4F; 2M) con diagnosi di infezione verticale confermata entro 48h dal parto e posti immediatamente in TARV, sono risultati eligibili per la sospensione della stessa avendo HIV-RNA e HIV-DNA non rilevabili per almeno 48 settimane. End-point primario dello studio era il mantenimento off-therapy per almeno 48 settimane. Due bambini hanno avuto un immediato rebound, ma anche un’immediata soppressione alla reintroduzione della TARV. Un terzo bambino ha sviluppato un rebound a 79 settimane dalla sospensione. Tre bambini sono rimasti undetectable e off-therapy per tutta la durata dell’osservazione (50, 52 e >64 settimane rispettivamente). Questo proof-of-concept study, dimostra che, anche in paesi a risorse limitate, il trattamento immediato di un’infezione verticale, può condurre a un periodo libero da terapia di durata variabile. La possibilità di utilizzare farmaci più efficaci (in questo caso, disponibili solo NVP e LPV/r come HAART) potrebbe idealmente consentire sospensioni di trattamento di maggiore durata.

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