Le infezioni della cute e dei tessuti molli (acute bacterial skin and skin structure infections, ABSSSI) costituiscono una serie di condizioni molto eterogenee non facilmente riconducibili ad un’unica entità clinica, tuttavia sono molto frequenti: nel 2021 su 80.000 accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda di Milano, 475 (0,6%) erano correlati ad infezioni della cute e dei tessuti molli. Molte di queste infezioni possono essere trattate al di fuori del setting del ricovero in degenza ordinaria.
Dal 2014 al 2021 sono state pubblicate 7 linee guida nazionali ed Internazionali (1) sulla gestione clinica delle infezioni della cute e dei tessuti molli tra le quali le 3 redatte a cura delle Società Italiana, Statunitense ed Europea di Malattie Infettive (2-4).
Sulla base delle indicazioni della società di Malattie Infettive Statunitense ed Italiana (2,3) si possono stratificare 7 quadri clinici sulla base della tipologia (purulenta, non purulenta, necrotizzante e non necrotizzante) e della gravità clinica (lieve, moderata e grave), come indicato nelle Tabelle 1 e 2.

La valutazione del paziente
Per definire il setting del singolo caso clinico al primo contatto in ogni paziente vanno valutati:
Vanno richieste inoltre una valutazione chirurgica per l’indicazione ad eventuale intervento ed infettivologica per impostare la terapia antibiotica.
La gestione del quadro clinico è correlata alla definizione diagnostica ed alla presenza di fattori di rischio per infezione da Staphylococcus aureus meticillina resistente o di Enterobacteriales produttrici di betalattamasi o carbapenemasi o da Gram negativi non fermentanti multiresistenti (5).
Indicazioni al ricovero
In accordo con le raccomandazioni internazionali il ricovero in presenza di infezioni della cute e dei tessuti molli, in pazienti senza indicazioni al ricovero derivante da patologia concomitante, è da considerare:
La risposta alla terapia
In linea con il metodo degli studi registrativi sui nuovi farmaci per il trattamento delle ABSSSI, per tutti i pazienti indipendentemente dal ricovero, la valutazione della risposta al trattamento deve avvenire a 48-72 ore dall’inizio della terapia e successivamente a 7-10 giorni. In particolare, vanno valutati:
In assenza di risposta vanno riconsiderate sia la fase diagnostica che la terapia e l’infezione va gestita come una infezione grave. In caso di risposta favorevole ed in assenza di evoluzione necrotizzante o di suppurazione non adeguatamente drenata, occorre considerare uno switch a farmaci con ridotto spettro di attività antimicrobica o semplificazione da trattamento per via endovenosa quotidiana a trattamento con long acting in unica dose o con farmaci somministrabili per via orale appena possibile anche dopo risposta clinica a 48-72 ore. Si tratta di una decisione individualizzata e multidisciplinare.
In considerazione della frequente carenza di posti letto in degenza ordinaria acuitasi con l’epidemia COVID-19 la terapia antibiotica ambulatoriale orale o parenterale va sempre considerata nei casi di infezioni di grado lieve o moderato e va presa in considerazione in presenza di risposta clinica.
Ovviamente la terapia orale è da privilegiare in presenza di una buona aderenza alla terapia, della disponibilità di farmaci attivi sugli isolati batterici o sui più frequenti agenti eziologici con adeguate caratteristiche farmacocinetiche e di diffusione nei tessuti molli, per i quali non siano presenti controindicazioni basate su storia di allergia od interazioni con terapie concomitanti o per patologie coesistenti. I betalattamici ed i tiazolinedioni (linezolid e tedizolid) sono opzioni di scelta nei pazienti rispettivamente senza e con rischi di infezione da MRSA, mentre una terapia orale attiva sui Gram negativi può risultare difficoltosa in pazienti in cui esistono fattori di rischio per infezioni da germi multiresistenti.
Quando una terapia orale non è fattibile, la terapia parenterale può essere condotta ambulatorialmente. Negli ultimi anni la terapia antibiotica parenterale al di fuori del setting della degenza ordinaria ha avuto un notevole sviluppo, tanto da meritare la pubblicazione di diverse linee guida (6,7). I setting in cui condurre una terapia antibiotica parenterale al di fuori del reparto di degenza possono essere differenti: da quello domiciliare, al Pronto Soccorso, alle residenze sanitarie assistite, ad ambulatori dedicati all’infusione di terapie parenterali.
Il patient’s journey
Nella gestione delle terapie antibiotiche parenterali ambulatoriali hanno rilevante importanza alcuni momenti del patient’s journey: l’identificazione e selezione del paziente, la selezione del farmaco/i da somministrare, la gestione del passaggio in cura, l’educazione ed il counselling del paziente e dei caregiver e la definizione di un piano di monitoraggio.
La selezione del paziente gioca un ruolo molto importante: la sua aderenza alla terapia, la possibilità di spostarsi, le condizioni cognitive e la fragilità. Sicuramente i pazienti con scarsa aderenza al trattamento, i grandi anziani, i pazienti con problemi di salute mentale, i pazienti senza fissa dimora o con condizioni abitative critiche ed i pazienti con impossibilità al trasporto presso le sedi di infusione, ove non sia possibile una terapia parenterale domiciliare, presentano ostacoli quasi insormontabili per l’attivazione di un protocollo di terapia antibiotica parenterale domiciliare.
Per quanto riguarda la gestione ed il monitoraggio della terapia va tenuto conto che in letteratura sono riportate complicanze con una prevalenza che arriva al 27% dei pazienti con PICC ed un’incidenza che va dal 3.6 al 5.7 per 1000 giorni di terapia (6,7). Fra queste giocano un ruolo importante anche le infezioni con frequenze riportate tra 0.15 e 0.53 per 1000 giorni di terapia (6,7).
I nuovi long acting
La disponibilità recente di farmaci long acting a singola somministrazione di provata efficacia nel trattamento delle infezioni della cute e dei tessuti molli ha cambiato completamente lo scenario della terapia antibiotica parenterale ambulatoriale in queste infezioni.
Dalbavancina è un glicolipopeptide attivo in vitro sui cocchi Gram positivi ed in particolare su stafilococchi e streptococchi con esclusione degli enterococchi vancomicina-resistenti portatori di gene VanA. Può essere somministrata in singola dose di 1500 mg ev in un’infusione di 30 minuti o in due dosi sempre infuse in 30 minuti una al tempo 0 di 1000 mg ed una a 7 giorni di 500 mg. Due studi clinici hanno dimostrato la non inferiorità rispetto ad una terapia con vancomicina ev (con eventuale passaggio a linezolid per os dopo tre giorni di terapia ev (7) ed un terzo studio clinico ha dimostrato la non inferiorità della terapia con dalbavancina monodose rispetto alle due dosi somministrate a distanza di 7 giorni (8). Questi risultati sono stati confermati da diversi studi di real life di cui alcuni condotti attraverso la somministrazione del farmaco alla diagnosi direttamente in Pronto Soccorso (7). Anche un altro lipoglicopeptide long acting, oritavancina, attivo sui Gram positivi è disponibile da pochi mesi. Lo spettro d’azione è simile ma comprende tutti gli enterococchi resistenti a vancomicina. Il farmaco va somministrato alla dose di 1200 mg infusi in 3 ore in una sola somministrazione ed in due studi randomizzati ha dimostrato la non inferiorità rispetto ad una terapia ev con vancomicina condotta per 10 giorni (9).
La terapia long acting con questi lipoglicopeptidi costituisce una valida alternativa alla terapia in regime di ricovero motivato dalla scarsa aderenza del paziente (come nel caso di pazienti con uso attivo di droghe per via endovenosa o con fragilità sociale) ed alla terapia parenterale ambulatoriale in pazienti che presentino ostacoli importanti alla sua realizzazione (grandi anziani, i pazienti con problemi di salute mentale, i pazienti senza fissa dimora o con condizioni abitative critiche ed i pazienti con impossibilità al trasporto presso le sedi di infusione). Nella decisione di scegliere queste opzioni terapeutiche va inoltre messo in conto il minore carico del personale che vedrà limitato l’impegno al monitoraggio dell’efficacia del trattamento e del paziente che non dovrà recarsi al centro per l’infusione nel caso in cui sia impossibile una terapia parenterale a domicilio.
Le infezioni della cute e dei tessuti molli includono quadri clinici eterogenei ma frequenti e costituiscono un impegno importante di risorse per il Sistema Sanitario Nazionale. La gestione clinica è determinata dalla tipologia e gravità del quadro clinico e nella maggior parte dei casi può essere condotta ambulatorialmente. Quando non sia possibile una terapia orale, una terapia parenterale ambulatoriale può evitare o accorciare il ricovero ospedaliero e consentire una gestione ambulatoriale delle infezioni. La disponibilità di lipoglicopeptidi long acting monodose può allargare lo spettro delle indicazioni alla terapia ambulatoriale, ottimizzarne la logistica e semplificarne la gestione.