L’utilizzo degli inibitori della proteasi (PI) ha radicalmente aumentato l'aspettativa di vita delle persone con infezione da HIV (People Living with HIV, PLWH), benché inizialmente gravati da tossicità metabolica e cardiovascolare e da un elevato pill burden (1). Darunavir (DRV), PI di seconda generazione in uso da 15 anni, è disponibile anche nella formulazione a singola compressa darunavir/cobicistat/emtricitabina/tenofovir alafenamide (D/C/F/TAF) per il trattamento dei pazienti con HIV, sia ART-naive che ART-experienced.
L'efficacia e la sicurezza di D/C/F/TAF sono state dimostrate negli studi clinici randomizzati AMBER (ART-naive) ed EMERALD (ART-experienced in soppressione virologica), in cui elevate percentuali di PLWH hanno rispettivamente raggiunto (91,4%) o mantenuto (97,5%) la soppressione virale (2-3).
Nonostante negli ultimi anni la scelta del “terzo farmaco” sia progressivamente virata sugli inibitori delle integrasi (INSTI) per i soggetti ART-naive, darunavir è ancora raccomandato dalle linee guida internazionali (4-5) sulla base di alcune caratteristiche, in particolare per l’elevata barriera genetica: è infatti specificamente raccomandato in situazioni difficili, come in mancanza del test di resistenza al genotipo (GRT) o quando si sospetti una scarsa aderenza da parte del paziente (6).
D/C/F/TAF rappresenta anche una valida opzione nell’ottica della strategia di rapid start, in mancanza di un test genotipico o della valutazione dell’HLA-B*57:01 (7-8) e con la combinazione in singola compressa (single tablet regimen, STR), garantisce lo scenario migliore in termini di semplificazione terapeutica.
L'esposizione ai boosted-PI è stata tuttavia associata ad un peggioramento del profilo metabolico ma, per contro, DRV non sembra essere associato all’aumento di peso (9) né agli eventi avversi neuropsichiatrici tipici degli INSTI (10).
I ricercatori della coorte ICONA hanno raccolto informazioni sulla numerosità e sulle caratteristiche dei soggetti che hanno iniziato D/C/F/TAF in un contesto real world, nonché identificato i predittori della scelta di questo regime terapeutico.
È stato condotto uno studio trasversale osservazionale basato sui dati della coorte, che ha incluso PLWH adulti (≥18 anni) che, da gennaio 2017 a novembre 2020, hanno iniziato da ART-naive il regime D/C/F/TAF, o un regime basato su F/TAF + INSTI (F/TAF/DTG, F/TAF/BIC o F/TAF/EVG/cobi) - o F/TAF + NNRTI (F/TAF/RPV), - o il regime dual 3TC/DTG, oppure che sono passati per la prima volta a D/C/F/TAF da qualsiasi altro regime, indipendentemente dalla viremia al momento dello switch.
Gli obiettivi erano identificare i predittori di scelta di D/C/F/TAF (in regime singola o multi pillola) nei soggetti ART-naive rispetto a ciascuno degli altri gruppi considerati, e valutare i predittori di switch a questo regime nei pazienti provenienti da regimi senza boosted-DRV.
Dal punto di vista metodologico, sono state descritte le caratteristiche della popolazione in studio al momento dell’inizio di D/C/F/TAF, e confrontate mediante test Chi-quadrato e Kruskal-Wallis dopo stratificazione per regime di inizio nel gruppo ART-naive e per regime di provenienza nel gruppo ART-experienced. Sono stati costruiti modelli di regressione logistica univariata e multivariata per identificare i fattori associati alla probabilità di iniziare D/C/F/TAF vs. (i) 3TC/DTG o (ii) F/TAF + INSTI o (iii) F/TAF/RPV nel gruppo ART-naive e per identificare i fattori associati al passaggio a D/C/F/TAF senza precedente esposizione a boosted-DRV nei pazienti ART-experienced.
2.050 soggetti ART-naive hanno soddisfatto i criteri di inclusione: 289 (14.1%) hanno iniziato il regime D/C/F/TAF, 238 (11,6%) 3TC/DTG, 1.365 (66.6%) F/TAF + INSTI e 158 (7.7%) F/TAF/RPV. L'età mediana dei soggetti era di 40 anni, con 83.7% maschi e 73.3% italiani. La conta dei CD4 mediana era di 337 cellule/mmc, l'HIV-RNA mediano era 4.89 log10 copie/mL. L’11% dei pazienti aveva una diagnosi di AIDS. Il 31% dei pazienti ha iniziato la ART entro 14 giorni dalla diagnosi di HIV (rapid start) e il 55.9% con una STR. Sono state identificate significative differenze tra i 4 gruppi di pazienti (Tabella 1).

I principali predittori indipendenti dell’inizio del regime D/C/F/TAF vs 3TC/DTG erano la presenza di AIDS alla diagnosi, un HIV-RNA >100.000 copie/mL, una conta dei CD4 <200 cellule/mmc.
I soggetti con D/C/F/TAF avevano una maggiore probabilità di rapid start rispetto a 3TC/DTG. Una minore probabilità di iniziare D/C/F/TAF vs 3TC/DTG è stata osservata negli anni più recenti. I pazienti trattati presso centri del Sud Italia avevano una maggiore probabilità di iniziare D/C/F/TAF rispetto a quelli del Centro Italia (Tabella 2A).

I principali predittori indipendenti dell'avvio di D/C/F/TAF rispetto ai soggetti che iniziavano F/TAF + INSTI erano la diagnosi di AIDS e la conta dei CD4 <200 cellule/mmc (vs >500). Nessuna differenza è stata osservata riguardo all’HIV-RNA basale. Una minore probabilità di iniziare D/C/F/TAF rispetto a F/TAF-INSTI è stata osservata negli ultimi anni e in pazienti sottopeso. Ancora una volta, in confronto ai PLWH in-care nelle unità del Centro Italia, i PLWH seguiti nei centri del Sud Italia hanno mostrato una maggiore probabilità di iniziare D/C/F/TAF, mentre i centri del Nord Italia mostravano una minore probabilità (Tabella 2B).

I predittori indipendenti di inizio di D/C/F/TAF rispetto a F/TAF/RPV erano: sesso maschile, conta dei CD4 < 200 cellule/mmc o tra 200 e 350 cellule/mmc. I pazienti con HIV-RNA più elevato all’inizio della ART avevano una maggiore probabilità di iniziare il regime basato su DRV. Si è confermata la predisposizione dei centri di malattie infettive del Sud Italia all’inizio di D/C/F/TAF rispetto al Centro Italia e dell’inizio preferenziale in rapid start. Rispetto a F/TAF/RPV, D/C/F/TAF è stata iniziata in anni più recenti (Tabella 2C).

685 PLWH ART-experienced sono passati per la prima volta a D/C/F/TAF, indipendentemente dal livello di HIV-RNA allo switch: di questi, 234 (34.2%) in STR. Nell'80% dei soggetti l'HIV-RNA più recente prima dello switch era < 50 copie/mL. L'età mediana era di 47 anni (IQR 37-54), il 79.5% maschi, il 77.8% italiani; il 13.6% era co-infetto da HCV e l’8.2% da HBV. La conta mediana delle cellule CD4 al basale era di 568 cellule/mmc (358-793) e il rapporto mediano CD4/CD8 era di 0.70 (0.41-1.07). Il 20.4% dei pazienti aveva una precedente diagnosi di AIDS, e il 10.1% dei pazienti presentava malattie renali croniche. In mediana i soggetti avevano 2 precedenti linee di terapia prima di passare a D/C/F/TAF (1-4) in una mediana di 4.5 anni.
Il 69% dei pazienti proveniva da un regime basato su boosted-DRV, e il 16.2% aveva almeno 1 fallimento virologico prima dello switch. Il 55% passava a D/C/F/TAF per semplificazione terapeutica, l’8% per fallimento e il 15% per tossicità del regime precedente.
Su 685 PLWH ART-experienced, 212 (31%) non avevano boosted-DRV nel regime precedente; nell’analisi multivariata i predittori indipendenti del passaggio a D/C/F/TAF da un regime senza boosted-DRV erano gli anni di calendario più recenti (per 1 anno in più, AOR=2.47; 95% CI 2.02-3.02), l'essere donna (AOR=1.80; 95% CI 1.06-3.06), la nazionalità non italiana (AOR=1.62; 95% CI 1.02-2.60), l’avere HIV-RNA > 50 copie/mL al momento dello switch (AOR=2.18; 95% CI 1.35-3.51), un numero maggiore di precedenti fallimenti virologici (>1 vs 0, AOR=1.80; 95% CI 1.01-3.21). Le PLWH in cura nei centri del Nord Italia avevano una probabilità 1.83 volte maggiore di iniziare D/C/F/TAF da regimi senza boosted-DRV rispetto al Centro Italia (95% CI 1.20-2.79).
Nella coorte ICONA, dopo gennaio 2017, il regime D/C/F/TAF è stato usato come terapia di prima linea nel 16% di tutti i regimi triplici a base di F/TAF (14% considerando anche il dual regimen 3TC/DTG), il 46,7% delle volte in singola compressa.
D/C/F/TAF è stato scelto preferenzialmente come prima linea per i soggetti advanced naive; infatti, sia l'AIDS che la conta di CD4 <200 cellule/mmc sono predittori di inizio del regime rispetto a tutti gli altri gruppi analizzati.
Inoltre, l'uso di D/C/F/TAF in prima linea è risultato preferito nei centri del Sud Italia rispetto al Centro Italia in tutti i gruppi; una causa potrebbe essere la diversa disponibilità del test di resistenza genotipica. Mentre i centri del Nord Italia hanno mostrato una minore probabilità di iniziare la ART con D/C/F/TAF vs F/TAF + INSTI, in confronto ai centri del Centro Italia, non si è riscontrata nessuna differenza per gli altri gruppi. Rispetto a 3TC/DTG e F/TAF/RPV, il regime con D/C/F/TAF è stato preferito nei pazienti con carica virale più alta e come strategia di rapid start.
685 soggetti ART-experienced sono passati a D/C/F/TAF, il 34.2% alla STR; il 20% dei pazienti inclusi aveva carica virale rilevabile al momento dello switch e il 69% proveniva da un precedente regime con boosted-DRV. Questo regime è stato considerato un'opzione valida nelle donne, nei pazienti non italiani, nei soggetti con una lunga storia di ART, con precedenti fallimenti virologici o con viremia non soppressa al momento del passaggio. I punti di forza di questo studio sono l’elevata dimensione del campione e l'impostazione real-world che ci ha permesso di indagare i modelli di prescrizione di D/C/F/TAF nei pazienti ART-naive. Non avendo identificato gruppi di confronto diversi da D/C/F/TAF nella popolazione ART-experienced, non è stato possibile indagare il ruolo di altri importanti predittori d scelta del regime di switch.