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L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico...

L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico
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N.3 - 2026
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Clinica infezioni batteriche e fungine
Carbapenem-sparing nelle infezioni da Enterobacterales produttori di ESBL

Tommaso Lupia1 e Silvia Corcione1,2
1AOU Città della Salute e della Scienza, Malattie Infettive, Torino, Italia; 2Dipartimento di Scienze Mediche, Malattie infettive , Università degli Studi di Torino, Italia

L’obiettivo è identificare con precisione se il carbapenemico sia l’opzione più appropriata o se sostituirlo con molecole di pari efficacia ma minore impatto ecologico

L’approccio alle infezioni sostenute da Enterobacterales produttori di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) sta attraversando una fase di profonda evoluzione. Se in passato il dibattito era focalizzato prevalentemente sulla possibilità di risparmiare i carbapenemi, oggi la disponibilità di nuovi antibiotici, l’attenzione crescente agli effetti ecologici della terapia antimicrobica e le recenti acquisizioni sulla biologia dell’ospite e del microbioma richiedono un cambio di prospettiva. La strategia di carbapenem-sparing non può più essere valutata come una semplice scelta tra molecole, ma come parte di una gestione terapeutica multidimensionale.

Per ridefinire il ruolo del carbapenem-sparing nella medicina moderna è necessario superare il classico confronto lineare tra singoli antibiotici, adottando approcci sistematici e strumenti innovativi. Oggi la scelta terapeutica è guidata da molteplici fattori interconnessi: il profilo microbiologico del patogeno, le caratteristiche dell’ospite, la farmacocinetica e farmacodinamica degli antimicrobici, l’impatto sul microbioma e, più in generale, i principi di antimicrobial stewardship (AMS). In questo contesto, il paradigma delle scienze omiche offre un modello concettuale ideale: non tanto per un’applicazione clinica diretta delle singole tecnologie, quanto per la loro capacità di interpretare sistemi complessi integrando molteplici livelli di informazione.

Il carbapenem-sparing si fonda quindi sulla capacità di far convergere dati provenienti da domini diversi. Questo tema verrà analizzato attraverso sei dimensioni fondamentali, tra cui: l’ecologia microbiologica, l’ottimizzazione della stewardship, l’impatto sul microbioma, le nuove opzioni terapeutiche per le infezioni da ESBL e il ruolo diagnostico della fast-track microbiology.

Ecologia microbiologica e stewardship antimicrobica

L’ecologia microbiologica europea, e in particolare quella italiana, ha mostrato dal 2019 una continua diffusione di Enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE) e produttori di carbapenemasi (CPE). I dati epidemiologici evidenziano un aumento delle infezioni del torrente circolatorio da ceppi CRE e CPE, soprattutto in ambito nosocomiale. A questo si aggiungono l’emergenza di nuove specie portatrici di geni di resistenza (i.e., nuovi geni per carbapenemasi e metallo-beta-lattamasi) e la trasmissione intra-ospedaliera di tali geni tramite plasmidi, con conseguenti focolai epidemici nelle strutture sanitarie. Dall’altro lato, ci troviamo di fronte alla realtà di un territorio, come quello italiano, ormai endemico per i patogeni produttori di ESBL e ad alta incidenza di ceppi produttori di AmpC, infezioni per le quali l’utilizzo dei carbapenemi risulta ancora tra le prime linee di trattamento.

All’interno di questo conflitto ecologico nasce in Italia il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR), che fissa l’obiettivo di ridurre del 10% il consumo di carbapenemi per 100 giornate di degenza in ambito ospedaliero. A livello locale, le singole Regioni adottano queste direttive attraverso specifici Piani Regionali di Prevenzione, declinando i target per le singole Aziende Sanitarie. Nascono così i programmi di antimicrobial stewardship per promuovere l’utilizzo appropriato delle molecole antimicrobiche. Con le strategie di carbapenem-sparing si registrano riduzioni del consumo di carbapenemi comprese tra il 7% e il 30%, senza compromettere gli esiti clinici dei pazienti. Gli interventi impattano sulla mortalità, garantendo al contempo la stabilità della durata della degenza e dei tassi di riammissione ospedaliera per recidive di infezione sia nel territorio europeo, che italiano. Inoltre, nel confronto epidemiologico locale tra i periodi pre e post-AMS con carbapenem-sparing, si osserva una netta riduzione della diffusione dei ceppi CRE.

Oltre il patogeno: microbioma e costo ecologico della terapia

Le strategie di carbapenem-sparing, nell’ambito della gestione delle infezioni da ceppi produttori di ESBL, rivestono un ruolo fondamentale sotto due profili: uno preventivo, orientato alla preservazione dell’ecologia del microbiota intestinale, e uno terapeutico, volto a limitare l’impiego dei carbapenemi qualora vi sia la necessità di trattare infezioni invasive in pazienti con colonizzazione rettale nota da ESBL.

Un’ampia serie di evidenze scientifiche ha ormai dimostrato che l’uso degli antibiotici esercita effetti a lungo termine sull’ecosistema intestinale, determinando una riduzione della diversità batterica che può persistere nel tempo nella maggior parte degli individui. Durante i trattamenti antimicrobici prolungati, il danno collaterale subìto dal microbiota può favorire la colonizzazione da parte di patogeni opportunisti, inclusi microrganismi multiresistenti (MDR) quali gli stessi batteri produttori di ESBL. È ampiamente documentato che la colonizzazione intestinale da parte di batteri MDR costituisca un rilevante fattore di rischio per lo sviluppo di successive infezioni invasive. Inoltre, tale stato di portatori condiziona significativamente la scelta delle terapie antibiotiche empiriche nei pazienti che sviluppano episodi febbrili, in particolare nei soggetti con un’anamnesi di severa immunodepressione, come i riceventi di trapianto di midollo osseo (TMO) o di organo solido (TOS).

Sotto il profilo preventivo, è noto che i carbapenemi, in virtù del loro ampio spettro d’azione, non si limitino a neutralizzare il patogeno bersaglio, ma agiscono in modo aspecifico sul microbiota. Ciò induce una grave disbiosi, caratterizzata da una drastica riduzione della biodiversità batterica e dalla deplezione dei ceppi commensali benefici. La conseguente alterazione della nicchia ecologica conferisce un vantaggio selettivo a microrganismi opportunisti e resistenti, favorendone la proliferazione. In questo scenario, l’ambiente intestinale si converte in un vero e proprio resistoma: un ecosistema in cui i determinanti genetici di resistenza vengono scambiati ad alta frequenza tra le popolazioni batteriche, prevalentemente attraverso elementi genetici mobili quali i plasmidi.

Per quanto concerne, invece, la gestione clinica delle infezioni invasive da microrganismi produttori di ESBL nei pazienti colonizzati, il carbapenem-sparing si conferma un approccio cardine. L’uso estensivo e sistematico dei carbapenemi per il trattamento di tali patogeni ha infatti esercitato una notevole pressione selettiva, favorendo l’emergenza di ceppi CRE e CPE. Negli ultimi anni sono comparse sul mercato nuove molecole con attività anti-ESBL che costituiscono una valida alternativa ai carbapenemi sia in terapia mirata sia empirica, senza compromettere gli outcome in termini di mortalità o di fallimento clinico e microbiologico.

Nuove evidenze e nuove opportunità terapeutiche per le infezioni da ESBL

Per anni, l’utilizzo di combinazioni, quali piperacillina/tazobactam, nel trattamento delle infezioni da patogeni produttori di ESBL è stato supportato da ampi studi osservazionali, i quali ne suggerivano la non inferiorità rispetto ai carbapenemi. Inoltre, secondo la letteratura scientifica, se suscettibili ed in pazienti con infezioni non severe, risultano opzioni utilizzabili cefepime, ceftazidime o fosfomicina. Tuttavia, la pubblicazione dello studio randomizzato controllato (RCT) MERINO ha rappresentato un vero e proprio spartiacque nel panorama clinico. Tale trial ha infatti dimostrato, nei pazienti con batteriemia da Enterobacterales produttori di ESBL randomizzati in terza giornata dall’esordio dei sintomi, una maggiore mortalità a 30 giorni nei pazienti e trattati con piperacillina/tazobactam vs. la coorte trattata con meropenem (12.3% vs. 3.7% OR 8.6%, IC 7,5-14.5). I risultati dello studio MERINO hanno evidenziato come la suscettibilità in vitro verso molecole tradizionali non garantisca necessariamente il successo clinico in vivo, specialmente nel contesto di infezioni ad alto inoculo o batteriemie. Di conseguenza, i carbapenemi sono stati riaffermati quali gold standard indiscusso per il trattamento delle infezioni invasive da ESBL, mettendo temporaneamente in crisi le strategie di carbapenem-sparing classico.

fig1Nell’interpretazione dei risultati del trial MERINO è opportuno considerare alcuni aspetti metodologici. L’endpoint primario era rappresentato dalla mortalità a 30 giorni, un outcome che, soprattutto in pazienti con elevata complessità clinica, può essere influenzato anche da eventi non direttamente correlati all’infezione. Inoltre, la randomizzazione avveniva 48-72 ore dopo il prelievo delle emocolture, quando molti pazienti avevano già ricevuto una terapia empirica appropriata, e piperacillina/tazobactam veniva somministrata mediante infusione intermittente, senza l’ottimizzazione farmacocinetico-farmacodinamica oggi ottenibile attraverso l’infusione prolungata o continua.

Le successive analisi post hoc hanno inoltre suggerito che la differenza di mortalità osservata tra piperacillina/tazobactam e meropenem fosse influenzata anche da fattori microbiologici. In particolare, dopo la riclassificazione della suscettibilità mediante brodo diluizione e l’esclusione degli isolati co-produttori di ESBL e OXA-1, associati a valori di MIC più elevati per piperacillina/tazobactam, la differenza di mortalità tra i due gruppi risultava attenuata. Tali osservazioni, pur non modificando le conclusioni principali del trial, hanno contribuito a una migliore interpretazione dei risultati e hanno stimolato ulteriori studi volti a identificare i sottogruppi di pazienti nei quali strategie carbapenem-sparing possano essere considerate in sicurezza.

Parallelamente all’assimilazione delle evidenze emerse dallo studio MERINO, l’arsenale terapeutico si è progressivamente arricchito di nuove opzioni carbapenem-free, rendendo possibile l’implementazione di un carbapenem-sparing 2.0 (Figura 1).

Negli ultimi anni, i carbapenemici (in particolare il meropenem, ma anche l’imipenem e l’ertapenem) sono stati ampiamente utilizzati come comparatore attivo negli studi clinici registrativi di fase 3 per le nuove molecole dirette contro i batteri Gram-negativi. Quasi tutti questi studi sono stati disegnati per dimostrare la non inferiorità del nuovo farmaco rispetto al carbapenemico come riportato in Tabella 1.

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Fast-track microbiology, omiche ed intelligenza artificiale

Proiettandoci verso i futuri scenari terapeutici, è possibile ipotizzare come le tecnologie emergenti guideranno una transizione sostanziale del carbapenem-sparing, evolvendo da una stewardship empirica basata su linee guida generali a una stewardship di precisione, personalizzata sul singolo paziente o su specifiche coorti a rischio. Questo nuovo paradigma sarà sostenuto dalla diagnostica microbiologica rapida, dalla farmacologia clinica e dalle piattaforme multi-omiche, coordinate e integrate dall’Intelligenza Artificiale (IA).

Nello specifico, la fast-track microbiology consente di contrarre i tempi della de-escalation terapeutica, riducendo la finestra temporale che intercorre tra l’impostazione della terapia empirica e lo switch verso una terapia mirata. Ciò permette al clinico di operare sulla base di dati biologici oggettivi, riducendo la dipendenza dalle probabilità stabilite a priori dall’epidemiologia locale o dall’anamnesi. Attualmente, tecniche consolidate quali la PCR multiplex e i microarray sono già in grado di identificare la specie batterica e i principali determinanti di resistenza (es. blaCTX-M per le ESBL, o i geni per le carbapenemasi come blaKPC, blaNDM e blaOXA-48) direttamente da flacone di emocoltura positivo o da altri liquidi biologici (liquido lavaggio broncoalveolare [BAL], liquor, liquido articolare) in meno di un’ora. Inoltre, un numero crescente di centri ospedalieri ha introdotto nella routine clinica il sequenziamento target di materiale batterico e fungino (es. 16S, 18S) o il sequenziamento long-read in tempo reale (Nanopore Sequencing). Tali metodiche consentono l’identificazione del patogeno e la profilazione del suo intero resistoma direttamente dal campione biologico. Negli Enterobacterales produttori di ESBL, infatti, il successo di una strategia di carbapenem-sparing non dipende esclusivamente dal gene ESBL prevalente, ma dalla co-espressione di molteplici meccanismi di resistenza concomitanti, quali la presenza di ulteriori beta-lattamasi (es. OXA, AmpC), carbapenemasi o alterazioni delle porine.

Strategie di carbapenem-sparing potranno avere beneficio dallo sviluppo della genomica e delle scienze multi-omiche, le quali rappresentano il core concettuale della futura diagnostica. Tra queste, la trascrittomica (sequenziamento dell’RNA) permette di monitorare in tempo reale i profili di espressione genica degli Enterobacterales ESBL in risposta all’esposizione a un farmaco alternativo ai carbapenemi. La proteomica e la metabolomica rapida, attraverso la spettrometria di massa, consentono la rilevazione diretta e cinetica della degradazione dell’antibiotico tramite i frammenti di idrolisi dei beta-lattamici; qualora la molecola non-carbapenemica mostri stabilità contro lo specifico enzima ESBL isolato, il farmaco può essere somministrato in sicurezza. Infine, l’omica dell’ospite, mediante l’analisi di biomarcatori basati sull’espressione genica del paziente, permette di valutare la risoluzione della risposta infiammatoria e infettiva, guidando l’interruzione precoce della terapia (configurandosi come un’ulteriore e cruciale forma di sparing).

La vasta complessità di questi dataset multiparametrici (diagnostica rapida, resistoma e multi-omica) potrà essere computata ed integrata attraverso l’IA e modelli di Machine Learning, traducendosi in strumenti operativi di supporto clinico:

  • Algoritmi Predittivi di Rischio: incrociando i dati della cartella clinica elettronica (ospedalizzazioni pregresse, precedenti terapie antibiotiche, colonizzazioni note, trend dei leucociti e della procalcitonina) con i trend epidemiologici locali, l’IA è in grado di calcolare la probabilità puntuale di infezione da Enterobacterales ESBL in un paziente con sepsi, prevedendone simultaneamente la suscettibilità a molecole alternative.
  • Clinical Decision Support Systems (CDSS): al momento della prescrizione, tali sistemi software possono suggerire attivamente l’approccio di carbapenem-sparing più idoneo, stimando la percentuale di suscettibilità del patogeno a molecole alternative (es. piperacillina/tazobactam) e indicando l’ottimizzazione farmacocinetica ideale.
  • Modelli PK/PD Personalizzati: l’IA consente di computare il regime posologico ideale del farmaco alternativo selezionato, stratificandolo sulla clearance renale del paziente e sulla Concentrazione Minima Inibente (MIC) stimata del patogeno, massimizzando così l’efficacia clinica e riducendo il rischio di fallimento terapeutico.

Conclusioni

In conclusione, l’evoluzione scientifica e tecnologica impone di superare i modelli di carbapenem-sparing basati esclusivamente su restrizioni empiriche o linee guida standardizzate. Più che una mera rinuncia ai carbapenemi, l’orizzonte della terapia antibiotica è orientato verso un cambio di paradigma: l’era della precision antimicrobial stewardship, in cui la selezione della molecola ottimale è guidata da evidenze biologiche certe e predittive.

Fattori cruciali quali l’ecologia locale, la preservazione del microbiota intestinale, la diagnostica rapida, l’ottimizzazione PK/PD, l’introduzione di nuovi antimicrobici e il supporto dell’IA stanno ridefinendo il concetto stesso di appropriatezza terapeutica e antimicrobial stewardship.

L’integrazione di dati clinici, microbiologici, farmacologici ed ecologici – propedeutica all’incorporazione dei dati derivanti dalle tecnologie omiche – consentirà lo sviluppo di modelli decisionali avanzati.

In questo scenario, gli algoritmi di IA si profilano come strumenti fondamentali per interpretare tale complessità sistemica, evolvendo il carbapenem-sparing da semplice strategia restrittiva a pilastro di una medicina personalizzata. L’obiettivo futuro non risiederà nella scelta dicotomica se risparmiare o meno un carbapenemico, bensì nella capacità di identificare con precisione quando esso rappresenti l’opzione clinica più appropriata e quando, al contrario, possa essere sostituito in sicurezza da un’alternativa di pari efficacia ma con un minore impatto ecologico.

 

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