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L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate
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N.3 - 2026
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Congress Report
EMHH 2026: tracciata la strada verso la virologia clinica di precisione

Alessia Lai1, Ilaria Vicenti2
1Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche, Università degli Studi di Milano, Milano; 2Dipartimento di Medicina, Saint Camillus International University of Health Sciences, Roma; Dipartimento di Biotecnologie Mediche, Università degli Studi di Siena, Siena

L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è l’elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate

Il 24° European Meeting on HIV & Hepatitis (EMHH) 2026 ha confermato il ruolo centrale della virologia molecolare nella gestione di HIV e delle epatiti virali (HBV, HCV), in un contesto sempre più orientato alla medicina di precisione. L’integrazione tra epidemiologia, biomarcatori, sequenziamento avanzato e interpretazione delle resistenze è stata indicata come elemento chiave per guidare decisioni terapeutiche personalizzate.

Giorno 1

fig1aLa prima giornata ha offerto un aggiornamento sull’epidemiologia di HIV in Europa e sulle strategie globali di contrasto alla farmacoresistenza.

C. Charpentier (Francia) ha illustrato gli aggiornamenti sui meccanismi non canonici di resistenza agli inibitori di integrasi (INSTI) in vitro e in vivo presentati al CROI 2026. Studi in vitro mostrano che la pressione selettiva con dolutegravir (DTG) induce inizialmente mutazioni nell’envelope che favoriscono la replicazione virale, seguite dall’acquisizione di mutazioni nel nucleocapside e nell’integrasi. La rilevanza clinica di questi meccanismi epistatici è stata confermata da uno studio osservazionale retrospettivo su 145 PWH in fallimento virologico con INSTI: solo il 9,7% presentava mutazioni nell’integrasi, mentre il 10,8% aveva acquisito mutazioni nel nucleocapside in assenza di resistenze primarie.

Sul fronte dell’ottimizzazione clinica, lo studio sudafricano ITREMA2 condotto su 500 pazienti ha dimostrato l’elevato valore predittivo negativo del monitoraggio della concentrazione plasmatica di DTG. Nei PWH con carica virale >1000 copie/ml, il 71% si è dimostrato non aderente, e di questi il 98% non aveva alcuna farmacoresistenza. L’adozione di questi screening preliminari permetterebbe una riduzione dei costi di laboratorio del 22%.

Parallelamente, M. Parczewski (Polonia) attraverso l’analisi del braccio placebo dello studio Trial Rio, ha evidenziato come la distribuzione dei sottotipi virali impatti sulla sensibilità nei confronti degli anticorpi neutralizzanti (bNAbs) a causa della resistenza naturale nei confronti di questa classe di farmaci. Infine, M. Jordan (USA) ha illustrato il piano d’azione integrato del WHO sulla farmacoresistenza 2026-2030 (Figura 1A e B).

K. Serwin (Polonia) ha evidenziato che mentre il sottotipo B rimane predominante in Europa Occidentale e Centrale (54% e 49%), il sottotipo A6 domina nell’Europa dell’Est (75%) ed è in crescita anche in altre regioni, sottolineando la necessità di una sorveglianza molecolare standardizzata per lineage.

In Italia, A. Lai (Italia) ha mostrato, mediante l’analisi filogenetica di 156 sequenze A6 del database ARCA, un’origine prevalentemente ucraina della variante, introdotta tramite molteplici eventi indipendenti e associata a reti di trasmissione eterosessuale. Sebbene le resistenze siano rare, il 92,6% dei ceppi presenta il polimorfismo L74I nell’integrasi, potenzialmente rilevante per l’impego dei regimi long-acting cabotegravir/rilpivirina.

E. Hadjioannou ha evidenziato a Cipro la coesistenza di due epidemie parallele: una rete locale tra MSM caratterizzata da diagnosi precoci e predominanza dei sottotipi B e A1, e una rete eterosessuale più eterogenea con il 52% di diagnosi tardive e prevalenza di varianti non-B importate (A6 e CRF02_AG).

Giorno 2

fig1bLa seconda giornata si è aperta con un approfondimento sui biomarcatori. M. Santoro (Italia) ha illustrato le metodiche disponibili per la valutazione dei serbatoi virali di HIV (Figura 2), con focus sulla quantificazione del DNA totale. Nella stessa sessione, V. Svicher (Italia) ha discusso il ruolo dei biomarcatori virologici classici (HBV DNA) oppure di recente acquisizione (HBV RNA oppure l’antigene HBcrAg) nella progressione delle coinfezioni HBV/HDV e nella risposta terapeutica.

Ampio spazio è stato dedicato alla persistenza virale. R. Paredes (Spagna) ha evidenziato che la low level viremia (LLV, 2 viremie consecutive nel range di 50-200 HIV RNA copie/ml) interessa circa il 2-7% dei pazienti in terapia, mentre i blip e la viremia residua sono più frequenti (10-16% vs. 22%). La LLV si conferma predittiva di fallimento virologico nella coorte svizzera (8132 partecipanti, inizio terapia 1999-2023, fallimento vs. virosoppressione = HR 3,3), evidenziando la necessità di una definizione internazionale condivisa e di un approccio clinico uniforme. L’approccio clinico alla LLV è stato ulteriormente approfondito da H. Günthard (Svizzera) con enfasi sull’importanza della valutazione dell’aderenza, del contesto clinico e dei possibili reservoir anatomici.

Tra gli oral abstract, quello di V. Calvez (Francia) ha approfondito il tema emergente del sequenziamento della regione 5’ Leader di HIV coinvolta in fenomeni di viremia non sopprimibile. Nelle 98 sequenze di soggetti con NSV sono state identificate 11 alterazioni nel sito multi-splicing, tra cui alcune inedite, associate a rebound virologico. Queste analisi consentono di distinguere la replicazione attiva dalla trascrizione di provirus difettivi, evitando modifiche terapeutiche non necessarie.

Gilead, ViiV e MSD hanno presentato nuove strategie terapeutiche basate su long-acting, bNAbs e combinazioni innovative. Tra i farmaci che sono in trial clinici più avanzati rientrano le combinazioni bictegravir/lenacapavir, islatravir/lenacapavir e i bNAbs. In merito a quest’ultimo tema, la relazione di B. Shafer (USA) ha evidenziato tre grandi sfide per l’uso dei bNAbs nella ART: l’incompleta efficacia sulle varianti circolanti, la difficoltà nel rilevare varianti resistenti rare nel serbatoio provirale e la scarsa capacità di prevedere la suscettibilità dai genotipi Env. Per superarle, sarebbe necessario lo sviluppo di nuovi bNAbs, la valutazione della suscettibilità plasmatica pre-terapia e un massiccio ampliamento dei dati sui ceppi virali.

C. Marzolini (Svizzera) ha affrontato il tema del monitoraggio delle concentrazioni terapeutiche di farmaco nella terapia con long-acting. Dati svizzeri e spagnoli hanno mostrato una notevole variabilità farmacocinetica di cabotegravir/rilpivirina legata all’indice di massa corporea, sesso e fattori clinici. In una coorte di 186 soggetti, il 57% ha presentato livelli subottimali di cabotegravir senza incremento significativo dei fallimenti (1,6%).

fig2

Giorno 3

La giornata conclusiva ha affrontato l’interpretazione delle resistenze complesse. M. Obermeier (Germania) ed A.M. Geretti (Italia) hanno discusso il ruolo delle mutazioni APOBEC, quali sono i sistemi informatici di cui disponiamo per riconoscerle, e quale è il loro impatto dal punto di vista diagnostico, soprattutto nella valutazione della resistenza archiviata nel DNA provirale.

F. Ceccherini-Silberstein (Italia) ha sintetizzato lo stato dell’arte sulle mutazioni non-canoniche o epistatiche, che si sviluppano al di fuori del gene pol coinvolte nei meccanismi di resistenza agli INSTI collegandosi direttamente alle evidenze biologiche mostrate nella prima giornata.

T. Clemente (Italia) ha mostrato il potenziale del sequenziamento dell’intero genoma di HIV (WGS) nell’identificazione delle mutazioni al di fuori dalla regione pol che potrebbero avere un ruolo rilevante nella resistenza a fostemsavir e lenacapavir. F. García (Spagna) ha ribadito il valore imprescindibile del genotipo, soffermandosi sulle differenze tra genotipo storico, cumulativo e archiviato e come usarli nei diversi contesti.

L’EMHH 2026 ha ribadito l’evoluzione verso una virologia clinica di precisione, in cui epidemiologia molecolare, biomarcatori e interpretazione avanzata delle resistenze convergono nella gestione personalizzata dell’infezione da HIV e delle epatiti virali.

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