
Fig. 1 Sigmoidoscopia: placche di pseudomenbrane ovoidali giallastre separate da mucosa iperemica (Cortesia Prof. Alessia Ciancio, Torino). Fig.2 Necrosi focale dell'epitelio superficiale con formazione di pseudomembrana a “fiamma (freccia), costituita da fibrina, granulociti neutrofili, muco e detriti cellulari (Cortesia Dr. Ezio David, Torino). Fig.3 La lamina propria presenta diffusa congestione con tratti di soffusione emorragica e focale infiltrato infiammatorio (granulocitario neutrofilo, linfocitario), edema e focolai di criptite (Cortesia Dr. Ezio David, Torino).
Uomo di 60 anni; prostatectomia per adenocarcinoma nel 2024. Decorso post-operatorio soddisfacente. Viene ricoverato dopo 5 mesi per disuria, ematuria e deperimento. Instaurato trattamento con cortisonici e cefalosporine (cefoxitina). Dopo 10 giorni di terapia appare dolore diffuso addominale; la terapia viene continuata per altri 4 giorni ma la diarrea diventa sanguinolenta con iperteremia e leucocitosi neutrofila.
La sigmoidoscopia dimostra placche giallastre (Fig. 1) con mucosa iperemica e sanguinolenta, e una vegetazione dura mammellonata a 25 cm. dall’orifizio anale. L’istologia conferma la colite pseudomembranosa (Fig. 2, 3) e la presenza di adenocarcinoma nel retto, verosimile estensione della neoplasia prostatica originale.
La malattia è causata dall'infezione col batterio Clostridioides difficile.
I sintomi sono la diarrea, spesso con sangue, dolori addominali e febbre.
Il momento eziologico è l’alterazione della normale microflora del colon da parte degli antibiotici che permette al Clostridioides difficile, presente normalmente nel colon, di emergere e diventare patogeno producendo le proprie tossine. Quasi tutti gli antibiotici antimicrobici possono indirettamente causare colite da Clostridioides difficile; i più comuni sono la clindamicina, la lincomicina le cefalosporine di seconda e terza generazione, l’ampicillina, l’amoxicillina ed i fluorochinolonici. Concomitanti fattori di rischio includono ricoveri ospedalieri, età avanzata e chemioterapia.
La diagnosi si basa sulla dimostrazione delle tossine del Clostridioides difficile nelle feci.
Il trattamento si basa su antibiotici specifici (vancomicina, fidaxomicina, metronidazolo, per via orale) e, nei casi di recidive o forme resistenti, trapianto fecale.