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Trimestrale di aggiornamento medico
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Clinical Cases

· Anno 2018 ·

Clinical Cases in HIV - Volume 3 2018

Raltegravir nella HAART

La patologia correlata all’infezione da HIV richiede oggi l’ottimizzazione del regime terapeutico antiretrovirale a 360°, con un ruolo dell’infettivologo sempre più diretto verso la funzione di medico esperto in questioni critiche. Il paziente sieropositivo presenta infatti un quadro clinico molto complesso, con polipatologia correlata all’infiammazione che rappresenta un fattore condizionante la scelta terapeutica. Nel panorama dei farmaci antiretrovirali, raltegravir conserva efficacia e tollerabilità tali da essere utilizzato in molteplici situazioni cliniche, dal soggetto AIDS-presenter, al soggetto che necessita di uno switch terapeutico ad esempio a causa di tossicità metabolica.

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Clinical Cases in HIV - Volume 2 2018

Infezione da HIV e comorbosità cardio-metabolica

La corretta gestione della comorbosità cardio-metabolica è divenuta una priorità nel management clinico-terapeutico del paziente con infezione da HIV e, considerando l’invecchiamento e lo stato di immunoattivazione, rappresenta ormai un criterio basilare nella scelta della terapia antiretrovirale più appropriata. I farmaci con impatto metabolico meno marcato sono particolarmente indicati per il corretto trattamento dei pazienti con o a rischio di comorbosità e, tra di essi, gli inibitori dell’integrasi non boosterati hanno evidenziato proprietà molto favorevoli, con una più ampia evidenza scientifica a vantaggio di raltegravir.

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Clinical Cases in HIV - Volume 1 2018

La gestione del paziente HIV/HCV coinfetto

La gestione delle potenziali interazioni farmacologiche rappresenta la principale problematica al momento dell’inizio di terapia con i DAA nel paziente HIV/HCV coinfetto. Nell’ambito dei regimi antiretrovirali, raltegravir rappresenta una molecola versatile e di ampio utilizzo in quanto presenta un favorevole profilo di interazioni farmacologiche e non ha controindicazioni nell’utilizzo concomitante. Nei casi clinici, la scelta di questo inibitore dell’integrasi è stata la più sicura sia per la gestione della terapia antivirale sia per la gestione delle comorbidità (epatocarcinoma compreso).

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