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N.3 2022
Clinica

Infezione da SARS-CoV-2 nei bambini: focus su long COVID

Susanna Esposito, Giovanni Autore, Michela Deolmi
Clinica Pediatrica, Università di Parma

Con una prevalenza dal 4 al 66% nei pazienti pediatrici con pregressa infezione, il long COVID mostra una ampia variabilità clinica che limita la specificità diagnostica. L’approccio gestionale dovrebbe essere multidisciplinare in base alla sintomatologia riscontrata ed includere un adeguato supporto psicologico

 

Nei pazienti pediatrici, l’infezione acuta da SARS-CoV-2 decorre generalmente in maniera asintomatica o paucisintomatica, con risoluzione dei sintomi entro pochi giorni (1). Il tasso di ospedalizzazione si attesta attorno allo 0,1-2% e la mortalità è inferiore allo 0,05% (2). Studi condotti inizialmente sulla popolazione adulta e successivamente replicati in età pediatrica hanno, però, osservato la persistenza di sintomi dopo la fase acuta dell’infezione in un numero crescente di bambini e adolescenti.

Le manifestazioni cliniche a lungo termine sono ampiamente variabili e possono coinvolgere la salute mentale, gli apparati respiratorio, cardiovascolare, renale e neurologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il long COVID come una condizione clinica che si verifica in pazienti con una storia di infezione da SARS-CoV-2 probabile o confermata, solitamente tre mesi dopo la fase acuta dell’infezione e che persiste per almeno due mesi in assenza di spiegazioni diagnostiche alternative.

I sintomi possono essere di nuova insorgenza dopo un periodo di benessere o persistere dalla fase acuta dell’infezione e presentarsi con andamento continuo, fluttuante o recidivante (3). Tale definizione è stata confermata per la popolazione pediatrica dal recente documento di consenso inter-societario redatto dalle principali società scientifiche italiane di pediatria (SIP, SIMRI, SIAIP, SITIP, SIMEUP e SIPPS), in cui si definisce long COVID una condizione clinica che insorge solitamente a distanza di tre mesi dall’infezione da SARS-CoV-2 e che si protrae per almeno due mesi (4).

Caratteristiche del long COVID pediatrico

Le evidenze specifiche sul long COVID in età pediatrica sono scarse e spesso presentano limitazioni significative (5). La prevalenza osservata dagli studi pediatrici varia dal 4% al 66% dei pazienti con pregressa infezione (6,7).

Oltre 100 sintomi diversi sono stati associati al long COVID in età pediatrica e questa ampia variabilità clinica limita la specificità diagnostica (8). La maggior parte degli studi condotti con gruppi di controllo ha dimostrato l’esistenza del long COVID in bambini e adolescenti; tuttavia, recenti metanalisi non hanno riscontrato differenze significative della prevalenza di alcuni sintomi tra soggetti pediatrici con pregressa infezione e controlli sani (8).

Come raccomandato dalle linee guida britanniche e dal documento di consenso delle società pediatriche italiane, è necessario identificare le manifestazioni cliniche più tipiche del long COVID in età pediatrica ed escludere condizioni patologiche diverse o preesistenti (4,5). Pertanto, la valutazione clinica andrebbe condotta dal pediatra o medico curante che conosce meglio la storia clinica del paziente, alla fine della fase acuta e a 3 mesi dalla diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 (4).

Il long COVID va sospettato soprattutto nei bambini e negli adolescenti che lamentano cefalea, astenia, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, addominalgia, mialgie, artralgie, epigastralgia, alvo diarroico, palpitazioni e orticaria persistenti (4,5). Alcuni dei sintomi tipicamente osservati nella popolazione adulta, come dispnea, tosse persistente e angina, sono, invece, meno frequenti in età pediatrica (5).

L’assenteismo scolastico, la ridotta partecipazione ad attività ludiche e sportive e la comparsa di difficoltà in attività didattiche rappresentano ulteriori elementi per guidare la diagnosi (5). Manifestazioni cliniche a lungo termine possono essere riferite anche da pazienti con pregressa infezione asintomatica e il principale fattore di rischio è l’età superiore ai 6 anni, probabilmente per la prevalenza di sintomi cognitivi difficilmente diagnosticabili in età prescolare (9).

I dati preliminari di uno studio prospettico longitudinale attualmente condotto in 14 centri italiani su oltre 800 pazienti in età pediatrica con precedente infezione da SARS-CoV-2 evidenziano che circa il 17% presenta sintomi compatibili con long COVID.

I sintomi più frequentemente descritti sono cefalea (17%) e astenia (17%), seguiti da congestione nasale (15%), inappetenza (10%), tosse persistente (8%), addominalgia (6%), deficit di concentrazione (5,2%) e manifestazioni cutanee (4,9%). L’insonnia (9%), invece, sembra essere la manifestazione clinica che persiste più a lungo (Tabella 1).

Meno del 2% dei pazienti arruolati ha necessitato di ricovero durante la fase acuta dell’infezione da SARS-CoV-2 e nel 15% dei casi l'infezione acuta è stata asintomatica. A distanza di tre mesi dalla positività di SARS-CoV-2, il 17,6% dei pazienti arruolati ha manifestato almeno uno dei sintomi compatibili con il quadro di long COVID, il 16,4% due sintomi e il 12% tre sintomi. La gravità dei sintomi è risultata variabile: la congestione nasale, lo scarso appetito e le eruzioni cutanee si manifestano generalmente in maniera lieve; disturbi del sonno, cefalea e ridotto livello di concentrazione sono, invece, spesso riferiti in forma moderata-grave.

Approccio gestionale

La gestione dei casi di long COVID dovrebbe essere multidisciplinare in base alla sintomatologia riscontrata, includendo un adeguato supporto psicologico o neuropsichiatrico (4,5).

Nella maggior parte dei casi pediatrici la prognosi risulta buona e i sintomi vanno incontro a risoluzione spontanea, sebbene i tempi di guarigione siano ancora controversi. Le valutazioni iniziali devono indagare con un’accurata anamnesi e un attento esame obiettivo la presenza di sintomi compatibili e permettono di inviare il paziente ad ulteriori accertamenti qualora necessario (Figura 1).

Di recente, è stato osservato che in una coorte di pazienti pediatrici con long COVID meno del 10% dei casi ha necessitato di approfondimenti clinici o strumentali e, di questi, circa il 45% sono risultati significativi (7).

I principali sintomi persistenti riguardano la salute mentale e la sfera emotiva. Sebbene alcune di queste manifestazioni possano essere causate dallo stress conseguente alle restrizioni sociali piuttosto che dall’infezione stessa, come dimostrato dall’aumento dei casi di depressione maggiore e disturbi di ansia nella popolazione di età pediatrica, il supporto psicologico resta un elemento cardine (4,10). Il sostegno da parte dei genitori e la ripresa delle normali attività quotidiane rappresentano i primi approcci terapeutici (4).

I principali approfondimenti strumentali suggeriti in caso di sintomi respiratori con sospetto coinvolgimento organico includono i test di funzionalità polmonare, l’elettrocardiogramma basale e il test da sforzo cardio-polmonare (5,9). Esami ematochimici e radiologici possono essere considerati su indicazione specialistica.

Conclusioni

Il long COVID è un problema concreto non solo nella popolazione adulta ma anche nei bambini e negli adolescenti. È opportuno non sottovalutare i sintomi persistenti perché possono causare grande disagio con limitazione della qualità di vita.

Sono necessari ulteriori studi per definire più precisamente il quadro clinico associato al long COVID e identificarne i criteri diagnostici, per definire percorsi terapeutici e riabilitativi multidisciplinari standardizzati e programmare un adeguato follow-up. Tali conclusioni sottolineano l’importanza della campagna vaccinale contro SARS-CoV-2 nella popolazione pediatrica al fine di evitare le complicanze del COVID-19 a breve e lungo termine anche in caso di infezione acuta non grave.

 

  1. Howard-Jones AR, Burgner DP, Crawford NW et al. COVID-19 in children. II: Pathogenesis, disease spectrum and management. J Paediatr Child Health. 2022;58:46-53.
  2. American Academy of Pediatrics. Children and COVID-19: state data report. https://www.aap.org/en/pages/2019-novel-coronavirus-covid-19-infections/children-and-covid-19-state-level-data-report/
  3. Soriano JB, Murthy S, Marshall JC et al. A clinical case definition of post-COVID-19 condition by a Delphi consensus. Lancet Infect Dis. 2022;22(4):e102-e107.
  4. Esposito S, Principi N, Azzari C et al. Italian intersociety consensus on management of long COVID in children. Ital J Pediatr. 2022;48:42.
  5. National Institute for Health and Care Excellence, Royal College of General Practitioners, Healthcare Improvement Scotland SIGN. COVID-19 rapid guideline: managing the long-term effects of COVID-19. https://www.nice.org.uk/guidance/ng188
  6. Zimmermann P, Pittet LF, Curtis N. How Common is Long COVID in Children and Adolescents? Pediatr Infect Dis J. 2021;40):e482-e487.
  7. Bloise S, Isoldi S, Marcellino A et al. Clinical picture and long-term symptoms of SARS-CoV-2 infection in an Italian pediatric population. Ital J Pediatr. 2022;48:79.
  8. Behnood SA, Shafran R, Bennett SD et al. Persistent symptoms following SARS-CoV-2 infection amongst children and young people: A meta-analysis of controlled and uncontrolled studies. J Infect. 2022;84:158-170.
  9. Fainardi V, Meoli A, Chiopris G et al. Long COVID in Children and Adolescents. Life (Basel). 2022;12:285.
  10. Racine N, McArthur BA, Cooke JE, et al. Global Prevalence of Depressive and Anxiety Symptoms in Children and Adolescents During COVID-19: A Meta-analysis. JAMA Pediatr. 2021;175:1142-1150.

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