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N.1 2022
Controversie

Sofosbuvir/velpatasvir nell’infezione da HCV recente, bastano 6 settimane di cura?

Alessia Ciancio
Gastroenterologia, Città della Salute e della Scienza, Torino, Università degli Studi di Torino
 

Sebbene il trattamento abbreviato risulti subottimale, esso va considerato in quelle situazioni borderline in cui proprio la brevità rappresenta la chiave di volta del trattamento come nel caso di detenuti, senzatetto, tossicodipendenti e soggetti in attesa di terapia immunosoppressiva o chemioterapica

 

Velpatasvir in combinazione con sofosbuvir è un regime pangenotipico, a singola somministrazione giornaliera, approvato per il trattamento dell'epatite cronica C (HCV) (1).

La pratica clinica ha dimostrato che sofosbuvir/velpatasvir somministrato per 12 settimane raggiunge tassi molto elevati di risposta virologica sostenuta (SVR12 >95%) in pazienti con infezione cronica, indipendentemente dal grado di fibrosi, da un precedente trattamento o dalla presenza di una cirrosi scompensata.

Un lavoro pubblicato da Boyle e coll. nel 2020 ha dimostrato che un trattamento con sofosbuvir/velpatasvir abbreviato a 8 settimane in pazienti di genotipo 3 con fibrosi moderata/severa (F2/F3) raggiunge tassi di SVR elevati (ITT SVR >95% e PP SVR 100%) paragonabili a quelli osservati con durata di 12 settimane (2).

Nel contempo, altri lavori hanno dimostrato che la terapia antivirale risulta essere efficace anche in soggetti con infezione da HCV acuta. Matthews e coll. hanno pubblicato nel 2021 i risultati dello studio multicentrico randomizzato REACT condotto in 188 soggetti con recente infezione da HCV (durata stimata dell'infezione 12 mesi), trattati con sofosbuvir/velpatasvir per 6 o 12 settimane.

La SVR12 è stata rispettivamente dell’81.7% nel braccio di trattamento breve e del 90.5% nel braccio di trattamento standard (3). Da questi dati emerge quindi che un ciclo abbreviato di 6 settimane sembra essere meno efficace di un ciclo di 12 settimane nelle persone con infezione da epatite C di recente acquisizione. Bisogna però sottolineare che dall’analisi dei dati dei pazienti relapser (9 nel braccio di trattamento a 6 settimane e 2 nel braccio standard) emerge che questi pazienti avevano un’età più avanzata, una carica virale basale più alta e una durata media di infezione di 5 settimane, rispetto ai pazienti trattati sempre per 6 settimane ma che hanno raggiunto SVR12 (3).

Questo potrebbe suggerire una possibilità di trattamento abbreviato nei pazienti privi di questi fattori prognostici negativi. D’altro canto, un trattamento abbreviato garantisce una possibilità di eradicazione del virus in quelle situazioni borderline in cui proprio la brevità rappresenta la chiave di volta del trattamento: detenuti, senza tetto, soggetti in attesa di terapia immunosoppressiva o chemioterapie, tossicodipendenti attivi hanno spesso bisogno di terapie brevi e nel contempo efficaci (4). Individuare quindi in questi soggetti chi potrebbe beneficiare di un trattamento abbreviato potrebbe essere la chiave del successo terapeutico.

 

  1. Feld JJ, Jacobson IM, Hézode C, et al. Sofosbuvir and velpatasvir for HCV Genotype 1, 2, 4, 5, and 6 Infection. N Engl J Med. 2015; 373:2599-2607.
  2. Boyle A, Marra F, Peters E, et al. Eight weeks of sofosbuvir/velpatasvir for genotype 3 hepatitis C in previously untreated patients with significant (F2/3) fibrosis. J Viral Hepat. 2020;27:371-375.
  3. Matthews GV, Bhagani S, Van der Valk M, et al. Sofosbuvir/velpatasvir for 12 vs. 6 weeks for the treatment of recently acquired hepatitis C infection. J Hepatol. 2021;75:829-839.
  4. EASL - EASL recommendations on treatment of hepatitis C: final update of the series. J Hepatol. 2020;73:1170-1218.

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